PERCHE’ IL NUOVO SEMINARIO

semianrioL’ 8 settembre 1933 l’arcivescovo mons. Torrini, circondato dalle autorità cittadine, da una gran parte del clero e da una folla immensa, poneva la prima pietra di un nuovo grande Seminario, dove avrebbero travato un alloggio i seminaristi della Diocesi, che in questi anni sono in continuo aumento. Si doveva costruire un edificio di grandi dimensioni, che potesse alloggiare più di 300 persone fra seminaristi, superiori, insegnanti e suore dedicate a vari servizi. Un’ impresa ed una spesa in quegli anni di crisi economica mondiale, la famosa crisi del 1929 non ancora superata, da impensierire anche Vescovi di Diocesi molto più grandi e più ricche.
I motivi di questa decisione erano molti e seri. Il Seminario dove i seminaristi vivevano da molto tempo era troppo piccolo, senza cortili adeguati per un minimo di movimento, buio, umido, con servizi igienici incredibilmente insufficenti, concepiti e realizzati in epoche nelle quali si pensava che lavarsi spesso facesse male alla salute. Data poi la sua ubicazione dentro le mura della città, in mezzo ad altre costruzioni, non si poteva ampliare. Era necessario costruirne uno nuovo.

Mons. Torrini era arrivato a Lucca, dopo esser stato Vescovo di Alatri, 1’ 11 novembre 1928. Dopo appena un anno, il 29 novembre 1929, annuncia ad una assemblea del clero la sua decisione di costruire un nuovo Seminario, dando origine a grandi discussioni. Perché un nuovo Seminario? Dove costruirlo? Con quali capitali? Si parlava di una spesa di 3.000.000 di lire. Un capitale allora veramente enorme. Ma nacque presto la voce che lo stesso Pio XI glielo avesse detto. E dato che molti avrebbero voluto che rimanesse in città, si cominciò anche a dire che il Papa voleva che fosse costruito in campagna, per seminaristi provenienti quasi tutti da paesi di campagna e di collina. Se fosse stato vero, sarebbe stato un argomento formidabile a favore dell’Arcivescovo, per mettere a tacere chi lo criticava. Ma mons. Torrini non ha mai detto niente del genere.

Mons.torriniCertamente l’impresa era difficile. Nel 1929 non c’era nemmeno un terreno in posizione adatta per costruirvelo, non in città ma nemmeno troppo lontano. I certosini offrirono un loro terreno vicino alla Certosa di Faceta. Ma troppo lontano, perché i seminaristi potessero andare con una certa facilità, e a piedi, in cattedrale. Mancava poi un uomo che avesse una personalità così forte da mobilitare tutta la Diocesi perché trovasse i mezzi necessari e al quale affidare l’impresa. L’uomo fu trovato: era il parroco di San Marco nella periferia di Lucca, don Pietro Tocchini; fu trovato il terreno; fu costruita una organizzazione capillare in tutte le parrocchie per raccogliere per anni anche piccole offerte, che insieme arrivassero a coprire la spesa ingente. E così dopo 4 anni la costruzione cominciò. Con la collaborazione di tutta la Diocesi il nuovo Seminario fu inaugurato il 12 luglio 1937.
La responsabilità morale dell’impresa gravava certamente sull’Arcivescovo. Ma mons. Torrini aveva una lunga esperienza di realizzatore. In alcuni anni vissuti come parroco di San Giovanni Valdarno aveva creato una notevolissima organizzazione di adulti e di giovani, culminata nel 1912 nell’istituzione di una cassa rurale, una di quelle che dall’Ottocento erano le colonne portanti del movimento cattolico in Italia.

Antonio Torrini era un uomo profondamente ligio al proprio dovere. Aveva una buona culturale generale e conosceva la manualistica comune nei campi della filosofia neotomista, della teologia dogmatica e teologia morale, del diritto canonico. Nato nel 1878 e ordinato sacerdote nel 1901 aveva la cultura degli ecclesiastici del suo tempo. Non aperta a quella generale, non dotata di sufficiente spirito critico: edificata sul pensiero di san Tommaso e sul codice di diritto canonico. Ma era quella che Leone XIII e Pio X chiedevano per diventare preti e Vescovi. La sua forza era la dedizione all’adempimento del proprio dovere; in particolare l’obbedienza alle leggi della Chiesa e a tutti i superiori, allora chiesta da Pio X come virtù principale del clero: obbedienza dei preti al Vescovo, dei Vescovi al Papa e a tutti i dicasteri della S. Sede. La sua fedeltà all’adempimento del dovere quotidiano era notata da tutti i suoi collaboratori. Si può forse capire la sua personalità, la sua spiritualità, ricordando che non era un innamorato della liturgia come vita della Chiesa ma osservava le leggi liturgiche più minute con fedeltà assoluta. Dopo che ebbe visto il Seminario nel 1928, si dedicò con una straordinaria forza di volontà a costruire quello nuovo.

Don Pietro Tocchini (nato nel 1885, ordinato nel 1907 e parroco di San Marco dal 1908) realizzò il disegno dell’Arcivescovo con un entusiasmo ed una fortissima capacità di coinvolgere le persone nel suo lavoro. Come parroco aveva costruito la Chiesa e il teatro parrocchiale. Ma aveva fatto molto di più. Ha creato la più efficiente organizzazione parrocchiale di associazioni cattoliche di tutta la Diocesi. Con un amore incredibile ha formato una schiera di uomini e di donne, che hanno poi dato un contributo fondamentale alla vita dell’ Azione Cattolica di tutta la Chiesa di Lucca. Ma soprattutto ha fatto nascere nel 1919 il sindacalismo cattolico a Lucca ed in Versilia. Ci è riuscito in un’epoca nella quale i lavoratori erano sfruttati in modo indegno con salari bassissimi, orari di lavoro che arrivavano alle 12 ore giornaliere per 6 giorni e a volte si estendevano alla domenica mattina; con un mondo cattolico diocesano che ancora risentiva della lotta spietata condotta contro i democratici cristiani dal 1897 al 1912 sotto i Vescovi Ghilardi, Volpi, Lorenzelli e Marchi, ed era molto restio a mettersi sulla strada delle lotte sindacali, da essi iniziata nei primi anni del Novecento a Lucca e a Viareggio. Don Tocchini ha cominciato a guidare la lotta delle donne e degli uomini, che lavoravano alla Cantoni, a difendere il valore del proprio lavoro e vederlo riconosciuto in provvedimenti concreti sul salario. Con un carattere la cui forza sembrava eccessiva a chi non condivideva le sue idee, forte della sua passione per la giustizia e la difesa dei deboli, come allora erano per le loro condizioni oggettive di lavoro gli operai e più ancora le operaie, li ha organizzati in leghe cattoliche e li ha resi forti sostenitori dei propri diritti. Ha dovuto lottare, contemporaneamente, contro i datori di lavoro e contro i socialisti, che guardavano con forte spirito polemico l’avanzare delle leghe bianche. Forte delle sue reali capacità e della fama dei suoi successi alla Cantoni, ha aiutato il sorgere di leghe analoghe in tutta la lucchesia e fra i contadini dell’entroterra viareggino. In questo periodo nella piana di Lucca i sindacati socialisti sono stati sempre meno forti di quelli cattolici. Ha fondato un periodico dalla testata significativa: “La Difesa delle Organizzazioni cristiane”, strumento di difesa dei diritti dei lavoratori e di dialogo, e spesso di polemica, con industriali, con socialisti e, più tardi, con fascisti. Questi poi, com’ è noto, distrussero le leghe bianche con i metodi che tutti conosciamo. L’amore del Tocchini ai propri parrocchiani e a tutti gli operai e le operaie della provincia, da quando divenne parroco a quando fu nominato rettore del Seminario, in 22 anni di lavoro, si riversò sui seminaristi per tutti gli anni della sua maturità.
Questi due uomini hanno fatto il Seminario, nel quale i seminaristi vivono e si formano per diventare i presbiteri della nostra Chiesa. Non li possiamo dimenticare.

 

Don. Lenzo Lenzi